Le cose da non dire a un ipocondriaco

Premessa:

L’ipocondria è un’ atteggiamento psichico caratterizzato da una costante apprensione per la propria salute e dall’ansiosa tendenza a sopravvalutare i minimi sintomi.

Tra le cause principali dell’ipocondria vi sono l’ansia e la depressione e da un punto di vista psicologico essa è definibile come un meccanismo di difesa da un pericolo interno o esterno, associato alla vita relazionale e sociale oppure all’identità personale.

Lo scopo dell’ipocondriaco, conscio od inconscio, è quello di allontanarsi dalla vera causa di pericolo (ad esempio una malattia), oppure dalla causa di un fallimento nella vita (ad esempio nello studio, nel lavoro, nella famiglia).

 

Tra le tante cose che un disturbo d’ansia mi ha insegnato, come l’empatia verso le persone che soffrono del mio stesso problema, c’è anche che mai parole più giuste vennero pronunciate da Tamburino, in Bambi:”Quando non puoi dire una cosa gentile, è molto meglio starsene zitti”.

In seguito quindi all’infinito numero di occhi buttati al cielo dopo alcuni commenti che mi sono stati fatti quando raccontavo del mio problema, ho deciso di scrivere questo articolo.

Uno degli aspetti più complessi e frustranti dell’ansia è parlarne con i propri amici o parenti. Parlarne a chiunque in realtà, motivo per cui mi è sempre stato suggerito di tenere la cosa tra me e i miei amici più stretti.

E infatti io ci ho aperto un blog.

 

Dicevo.

Quando si parla di una persona che soffre d’ansia, non ci si riferisce all’ansia dei classici 5 minuti di isteria prima di un esame, o il secondo prima di mettere piede sulle scale mobili, chiamare un ristorante per ordinare una pizza, scoprire che hai finito le penne nere e ora ti tocca scriver… il concetto mi sembra chiaro.

Si fa riferimento ad un’ansia patologica. Un’ansia che insorge all’improvviso, senza una ragione apparente.

Divertente.

Il cuore che sembra scoppiare, il respiro manca , le mani sudano, la testa pulsa, formicolii agli arti, gambe pesanti e paura irrazionale sono alcuni dei sintomi di cui io, personalmente, facevo esperienza.

(La prima volta infatti pronto soccorso, che già stavo a pensare se al funerale la bara la volevo in cedro o di mogano.)

Per una persona ansiosa che parla della sua situazione per la prima volta con qualcuno, spesso l’istinto è quello di sentirsi incompresi, di arrabbiarsi perché non presi seriamente, perchè gli altri non capiscono, ma l’importante è non offendersi per le domande banali o i commenti che possono sembrare insensibili, perché saranno sempre un’opportunità di insegnare qualcosa a qualcuno, di spiegarsi e creare una maggiore consapevolezza verso quelli che sono i disturbi mentali.  Chi non ne ha esperienza non sarà mai in grado di comprendere, mettiamocela via.

Non è cattiveria o mancanza di fiducia, solo un dato di fatto.

La cosa più sensibile che si può fare in questo caso, nei confronti di un amico che decide di confidarsi, è quello di tacere e ascoltare, senza voler dare un consiglio a tutti i costi, di voler migliorare la sua situazione o ancora peggio di sminuirla e parlare di se stessi. Una mano sulla spalla, un sorriso e un “sono qui per te” è l’unica cosa di cui si ha bisogno in questi casi. Per il resto, state in silenzio. 

Non ci interessa che anche voi ogni tanto siete in ansia, non è la stessa cosa. Non vogliamo sapere che esistono delle bacche raccolte dagli scoiattoli in Cecenia che fanno miracoli. Siamo consapevoli che i vostri consigli sono in fin di bene, ma spesso il risultato è l’opposto.

L’idea generale sembra essere quella che se una persona non ha prove evidenti della propria sofferenza o malattia, se non ha una ferita sanguinante in vista, una gamba rotta ingessata o una malattia nota, allora sta bene e non soffre. Ma le malattie mentali, i disturbi, vanno presi tanto seriamente quanto queste ultime.

 

DETTO CIO’, ecco alcune delle cose da non dire a chi soffre di ipocondria:

1 – “Esagerata!”

 

Tesoro, quando riesco a pensare in maniera razionale lo so anche io che esagero, se ora come ora ti dico che ho chiaramente un tumore alla prostata anche se non ho la prostata tu dammi corda e parliamone.

 

2 – “Apperò, sembra una cosa seria”

E quindi volevi andare a fare shopping oggi? E invece andiamo a fare testamento. Brava.

 

3 – Hai provato magari a controllare i sintomi online?

Si li ho cercati e riletti otto volte, con certezza non lo so, ma dovrebbero rimanermi più o meno tre ore di vita.

 

4 – “Ma pensa, mia nonna aveva proprio la stessa cosa. Le hanno amputato una gamba”

“……”

 

5 – “Stai bene! non è niente!”

Non sapevo avessi una laurea in medicina. Il giorno che crepo per davvero vi faccio incidere sulla lapide “ve l’avevo detto”.

 

6 – “OK, cambiando argomento…”

Apposto, sicuramente ti ascolto mentre sto pensando a quanto mi resta da vivere…ti prego continua.

 

7 – “Se sei davvero preoccupata, vatti a fare un controllo no?”

No. Metti che poi ho ragione? Voglio che sia tu a dirmi che non ho niente, tu e la tua laurea in Agraria.

 

 

 

E qui mi fermo.

Ho voluto un po’ sdrammatizzare e ringrazio questo post da cui ho preso spunto!

https://www.buzzfeed.com/anniegdmn/11-things-to-never-say-to-a-hypochondriac

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La paranoia del rifiuto

Per anni ho goduto della fortuna di non avere la più pallida idea di cosa volesse dire essere rifiutati e abbandonati da un uomo.

Questo non perchè io sia particolarmente bella, intelligente e carismatica, ma perchè sono una persona estremamente indecisa, di conseguenza un uomo nemmeno faceva in tempo a dirmi che non facevo a caso suo, che ci avevamo già pensato io e le mie paranoie a dirgli che era arrivato il momento di salutarci. Il tutto spesso accompagnato dalla loro confusione o rabbia, poichè le mie motivazioni erano spesso insensate, se non inesistenti.

Possiamo quindi affermare che “empatia” e “tatto” non fossero esattamente le basi del mio approccio nel momento in cui tentavo, con mille giri di parole, di esprimere i miei dubbi al ragazzo in questione. Non avevo idea di cosa si provasse, quanto fosse una batosta per la propria autostima e soprattutto quanto tempo a volte si resta a rimuginare sull’accaduto.

Nel mio caso, na vita.

Ho poi imparato che la mia ferita narcisistica resta impressa per poi lasciare spazio solo al rancore. Non importa se la nostra sia stata una cosa di due settimane o tre mesi, se fossi l’amore della mia vita o uno incontrato ieri sera, il rifiuto non è piacevole mai.

Orrendo infatti il reality check che mi è piombato addosso la prima volta che uno si è azzardato a dirmi che non si trovava bene con me.

Primo pensiero: “Come minchia si permette”.

Abituata ad andare d’accordo più o meno con tutti, ci ero rimasta malissimo, non riuscivo a crederci che una persona nonostante mi trovasse esteticamente attraente, fosse del tutto scoraggiato dal mio carattere. Ricordo che ne parlai perfino con la mia psicologa quel giorno, nella speranza che mi desse corda dicendomi che chiaramente era lui quello con i problemi. Mentali.

E invece mi rispose:

-Massì, è normale, avrai detto una cosa banale come “non mi piacciono i kiwi” e avrà deciso così che non facevi per lui-

Ma come.

Basta così poco perchè una persona non voglia avere nulla a che fare con te? Deve esserci sicuramente una ragione più profonda,  un lato di me che nessuno apprezza, ma che lui per primo mi ha fatto notare. Devo essere una persona insopportabile, sicuramente.

Perchè nessuno ha mai pensato di farmelo notare? Sono destinata ad un divano a fiori scucito e cinque gatti, me lo sento!

Poi tra un’ansia e l’altra, mi sono un attimo fermata a pensare ai diversi motivi che avevano portata me,  in passato, a rifiutare qualcuno.

Scena pietosa ripetutasi molte volte, perchè sti poveri Cristi hanno trovato una che manco sa che vuole mangiare a cena, figuriamoci se so che voglio in un uomo.

Nel DUBBIO, decido che non me ne va bene manco uno.

Dicevo, i motivi che in passato mi hanno portata a decidere che un uomo finalmente interessato ad avere una storia seria e a salvarmi da un destino al gattile dovesse essere brutalmente scaricato all’istante sono i più stupidi mai sentiti.

Mi vergogno perfino a pensarli a volte..

Anche perchè in quanto donna e quindi assolutamente ignara di cosa io voglia, tempo due mesi e già mi ero pentita della mia scelta di restare da sola.

Karma e io ormai, best friends.

Quindi se sono stata in grado di troncare con uno perchè una sera mi ha raccontato una battuta infelice sugli ebrei (una sera, non tutte, una.) direi che posso benissimo capirlo se un ragazzo ogni tanto decide che io non faccio per lui. Magari posso anche smettere di pensare che se questo accade l’unica motivazione è che io sia uno scarto umano, senza doti, insapore e destinata all’eterna solitudine.

Forse.

Tutto bene

h.7:45

Non ho dormito questa notte, mi svegliavo, accaldata sotto il piumone, mi giravo e poi mi giravo di nuovo.

Eppure eccomi già sveglia. E stanca.

 

h 8:30

Ok, mi alzo.

Mio padre ancora non è uscito, aspetto allora.

 

h 9:05

Ascolto i soliti suoni della mattina.

Mio padre che sbatte le scarpe per terra dopo averle allacciate.

La zip della sua giacca

La porta che si chiude.

 

h 9:30

Mi alzo, in casa sono sola.

Mi piace la casa vuota, nessuno che fa domande, colazione da sola e con i miei tempi..

Vorrei avere mille cose da fare, avere meno tempo per pensare e rimuginare su quello che è successo. Forse è stata colpa mia? Non so più cosa pensare.

Rileggo i messaggi.

No, non è stata colpa mia.

 

h 10:30

Prendo il mio libro.

Lo odio. Devo preparare la tesi, l’esame, non ho tempo da perdere eppure è l’unica cosa che faccio.

Leggo, a fatica e lentamente, le pagine sembrano non scorrere mai, ferma allo stesso punto, come nella vita.

 

h 13:30

Non mi sono nemmeno accorta, solitamente pranzo prima, ma la fame in questi giorni non arriva mai.

Mio padre è tornato, mi abbraccia: Ti sento tutte le ossa! Mangia! 

Non ho fame.

Non puoi non mangiare, reagisci, cerca di stare serena..

 

h 17:30

Oddio, sono già le cinque e io in questa giornata di produttivo non ho fatto assolutamente nulla, se non sprecarla, lamentarmi, fissare il muro e contorcermi nei miei dubbi e nelle mie paranoie!

Mi sono dimenticata le gocce, ora le prendo. Magari aiutano davvero…

Ma è tutta così la vita? Una giornata uguale dietro l’altra? Per carità ditemi che è un periodo.

Si, è un periodo, è solo una fase, è un periodo…

 

h 20:00

I miei sono tornati, parlano, mettono a posto, fanno casino. Non riesco a concentrarmi sui miei pensieri.

Per fortuna.

 

Allora come stai? Come è andata la giornata?

 

Tutto bene.

 

Dog sitting – una guida pratica.

Da che io ricordi i cani sono sempre stata una mia grande passione, ancora oggi mi è quasi difficile non commentare o accarezzare ogni cane che incontro per strada. Cosa che spesso infastidisce chi mi sta parlando. Cosa che a me non interessa.

Durante i miei studi universitari, essendo i miei genitori contrari all’idea che io lavorassi in qualche bar, ristorante o che altro come cameriera, ho deciso di iscrivermi ad uno dei tanti siti online come dog sitter.

Non che questo abbia reso i miei genitori meno contrari alla cosa. Soprattutto mia madre, che come hobby ha “pulire la casa” e che l’unica cosa che riesce a immaginare quando parlo di cani sono i peli e le zampate per casa che dovrà eliminare.

Un cagnol(one)ino  però aiuta molto a far cambiare idea, basta non dire nulla e portarlo a casa. Vedrete che dopo 10 minuti di “io cani qui non ne voglio” troverete i vostri genitori accovacciati a grattargli il pancino. True story.

Il sito che io raccomando è “DogBuddy”. Pagamenti esclusivamente online, assicurazione, ottima grafica e app per il telefono inclusa.

Pagina di presentazione: Si lo sappiamo che amate gli animali, altrimenti non sareste qui no? (non scontato in realtà). Quello che probabilmente interessa al padrone però è sapere cosa fate nella vita, quanto tempo da dedicare al loro cane avete, dove vivete, ci sono parchi vicino casa vostra? avete altri cani? Potete anche raccontare di una giornata tipo quando vi prendete cura di un amico a quattro zampe! Insomma mettetevi nei panni di un genitore che affida proprio figlio ad un’estranea perchè così sarà!

Foto: potete variare tra foto di voi stessi, foto di alcuni cani di cui vi siete occupati (magari nel contesto in cui li tenete) e qualche foto della vostra casa, giardino e zona abitativa. Mi raccomando, a fuoco le foto!

Prezzi: se li mettete troppo bassi nella speranza di sbarazzarvi della competizione, ci perdete solo voi. Da quanto ho potuto notare, ai proprietari dei cani non importa quando spendono, basta che la persona che si occuperà del loro pargolo sia seria, responsabile e affidabile. Quindi se mettete il giusto prezzo, passerete per una persona che sa quanto vale e che non è qui per perdere tempo.

Ok. Profilo avviato. Ora?

Ora, se siete fortunati, avrete diverse richieste. Prima rispondete, meglio è. Motivo per cui l’app del telefono è quasi essenziale.

Avrete poi due diverse scelte. Occuparvi solo di passeggiate e lavori in giornata, o decidere di lavorare anche come “pensione” per cani e quindi ospitarli da voi per diversi giorni.

Se come me avrete la possibilità di sceglierete la seconda opzione, la consiglio, poichè molto richiesta.

In questo caso sconsiglio se siete alle prime armi, o in generale, di occuparvi di più di un cane alla volta. Un cane di per se è già molto faticoso (tanto più se di grande taglia) e non è detto che i due cani andranno d’accordo.

Per il resto, ecco una lista di consigli per fare andare tutto liscio.

  • Non lasciare il cane da solo, se proprio devi andare da qualche parte e non può venire, chiedi sempre prima al padrone come è abituato. Potresti trovare sorprese al tuo ritorno.
  • Non dargli da mangiare cose diverse da quello a cui è abituato. Un pezzetto di cibo ogni tanto mentre fa gli occhi dolci ok, ma documentati su cosa non possono mangiare i cani. Vorrai mica riportarlo morto no?
  • Aggiorna i padroni con foto e video, saranno contenti e più sereni!
  • Non lasciarlo mai senza guinzaglio inizialmente, chiedi sempre al padrone e aspetta di vedere come si comporta.
  • Il parco è un ottimo posto dove portarlo perchè sicuramente ci saranno tanti altri cani con cui potrà giocare.

 

Non fare questo lavoro solo per guadagnare qualcosa, perchè se non ti piacciono i cani farai molta fatica e sarà solo frustrante!

 

Buon anniversario, ansia.

Esattamente un anno fa ero a Londra per trovare una cara amica trasferitasi li.

Della città però non ricordo nulla, non ricordo dove siamo state o cosa abbiamo fatto esattamente, quello che ricordo bene è il pronto soccorso.

Facciamo un passo indietro.

Giorno prima di partire, ho un forte mal di testa da quasi un mese che non vuole saperne di lasciarmi in pace. Io, il mal di testa, non lo avevo mai avuto. Decido quindi di fare una visita al mio medico di base che mi rasserena con un:

Non ti preoccupare, forse è un po’ di sinusite!

E mi manda a casa con delle soluzioni saline.

Non passa, quindi vado dall’otorino, comincia a preoccuparmi:

No! sinusite non è, forse emicrania? Dovrebbe vedere un neurologo!

In quanto patita di Grey’s anatomy, io se penso al neurologo penso al Doctor Shepherd. E lo sappiamo tutti quali sono solitamente i pazienti di Shepherd. Di certo non hanno l’emicrania, ecco.

Non cercate mai su internet le possibili cause del mal di testa perchè sono infinite e, sebbene tante siano problematiche ben risolvibili, vi ricorderete solo quelle per le quali sarà necessaria una tac al cervello. O almeno io ricordo solo quelle.

Dicevo, giorno prima della partenza. Il mal di testa è sempre li, pulsa. Non voglio partire, non me ne frega nulla del mio week end di shopping e cups of tea, voglio andare al pronto soccorso, vorrei un medico che mi assicuri che posso partire due giorni e tornare viva. Senza danni cerebrali.

Dall’esterno la scena penso sia quasi comica, e lo era anche per me quando finalmente tornavo lucida, ma in quegli istanti ogni paura diventa più che reale.

Piango, urlo, mio padre mi stringe la testa fra le braccia e mi calma. Stai serena, respira.

La faccia dei miei genitori, quel giorno, penso rimarrà vivida nella mia mente a lungo.

Chiamo mia zia, neurologa. Riesce a calmarmi, corro a finire di buttare qualche vestito nella valigia e vado a prendere l’autobus diretto all’aeroporto.

Fin qui tutto ok, che sciocca, tutti questi pensieri per un mal di testa!

In bus sono circondata da un gruppo di americani di una certa età che non smettono di ridere e scherzare. Io invece sono nuovamente senza respiro. Prendo una grossa boccata d’aria, come se fossi appena riemersa dal mare.

“Is everything ok darling?”

No. Però gli dico di si. Non posso mica vomitare i miei problemi addosso al primo che capita. Però vorrei.

In aereo fino all’ultimo istante penso di alzarmi e uscire, ora mi alzo e corro lo giuro, chi me lo fa fare di rinchiudermi in questa scatola di latta. La signora affianco a me mi sorride, congiunge pollice e medio, si mette le cuffiette e inizia a meditare ad occhi chiusi.  Almeno non sono l’unica in panico.

Mi asciugo le lacrime e mi addormento.

Una volta arrivata, insieme alla mia amica riesco per un giorno intero a dimenticarmi dell’accaduto e a godermi una delle città che più amo.

Un attimo di tregua mi serviva, preoccuparsi costantemente è stancante.

Il giorno dopo sono decisamente meno fortunata. Le mie gambe sembrano farsi sempre più pesanti, continuo a guardarle e controllarle nel riflesso delle vetrine per vedere se le sto effettivamente muovendo correttamente. Si. Si muovono correttamente.

Anche il braccio è pesante, formicola. E quel mal di testa, eccolo di nuovo.

Entriamo in un negozio affollato, attorno a me vedo solo persone, non ricordo nemmeno che negozio fosse, il posto è enorme eppure sto soffocando. Esco. Respiro..

La sera, a cena, non reggo più. Sento formicolii in tutto il corpo, ho mal di testa, fa caldo, ho la nausea, sono sicura che manchi poco prima che io svenga. E se svengo in metro?

“Forse non hai mangiato molto?”

Trangugio un piatto di patatine e qualsiasi cosa possa aiutarmi da un eventuale calo di zuccheri, ma il mal di testa è sempre li, non passa. Sembra quasi l’inizio di qualcosa di terribile e non riesco a fermare il vortice di pensieri inquietanti che ho in testa.

E’ sabato sera, sono a Londra e chiedo alla mia amica di portarmi al pronto soccorso perchè temo di avere qualcosa al sangue, o al cervello, o al cuore, insomma qualcosa di grave, non può essere altro.

La signora allo sportello mi chiede di compilare un form, dice che se non riesco a muovere il braccio lo può fare la mia amica.

Se non riesco a muovere il braccio?? Sto letteralmente singhiozzando nella hall agitando il mio braccio come per provare a me stessa e a tutti quelli che mi stanno guardando (che mi stanno guardando male, probabilmente) che io, il braccio, lo muovo eccome. Il braccio si muove ok? Ok.

Tocca a me finalmente, si accertano che io non stia avendo un infarto

“But.. i mean… I’m 23…”

Mi ignorano, mi fanno un ECG e poi mi lasciano in corridoio ad aspettare. Piango di nuovo, non vorrei, ma non riesco a smettere. Mi do quasi fastidio da sola.

Mi danno la mia cartella e dopo un tempo che pare infinito, durante il quale non ho smesso di piangere e tirare su il naso per un secondo facendomi odiare dall’intera sala di attesa, un medico finalmente mi visita.

Glielo dico chiaro e schietto, nel caso non lo notasse.

“Io penso di avere un tumore al cervello”

Non mi ride in faccia, lo vede che non sto scherzando e che sono un fascio di nervi. Mi fa un controllo neurologico, picchietta le gambe (si muovono grazie al cielo), mi chiede di gonfiare le guance, di provare a sorridere.

E’ tutto ok.

“E se ho qualcosa al sangue?”

No, i sintomi sono diversi.

“Ma ne è certo?”

Sorride. Mi chiede piuttosto come va il mio umore ultimamente.

Cosa centra il mio umore? Sto qua che non mi sento le gambe e mi chiede come va?

Mi consiglia una psicologa, per lo stress, per l’ansia, per l’ipocondria (sintomo di ansia anche quella)..

Da un lato sono sollevata, dall’altro non troppo.. temo di avere nuovamente un attacco di panico. Che alla fine, di quello si trattava.

Tornata in Italia la situazione peggiora fino a diventare invalidante.. i miei non si fidano a lasciarmi a casa da sola, piango ogni sera, ho una o due crisi d’ansia al giorno e il resto del tempo il mio umore è a terra.

Decido di andare da una psicologa.

La psicologa è la miglior cosa che mi sia mai capitata.

Gli appuntamenti settimanali con lei erano la cosa più importante in assoluto, finito uno aspettavo impaziente quello della settimana dopo. Mi ero data come tempo minimo per riuscire a guarire sei mesi, che secondo ogni sito internet era il tempo minimo per un disturbo d’ansia generalizzato. Nel mio caso però, c’era anche l’ipocondria. Che posso descrivere come la cosa più terrificante di cui ho mai fatto esperienza.

Vista dall’esterno e nei miei momenti “razionali” riuscivo quasi a riderci su, ma la costante paura di morire, paura per il proprio corpo e certezza assoluta di aver contratto una malattia grave è terrificante.

Motivo per cui non riesco più ad accettare chi scherzando si definisce ipocondriaco. Perchè si deve lavare le mani uscito dal treno. Ad esempio. (che poi quello è un altro disturbo, ma ok..)

Ricordarsi che quello che si sta vivendo è solo una fase è importante, scrivere in un diario tutti i giorni, tenere traccia dei giorni positivi e quelli negativi, segnarsi i propri risultati e accettare i passi indietro. Parlarne. Non vergognarsene. Essere coscienti che è un problema estremamente comune, ma di cui se ne parla poco.

Queste sono tutte le cose che penso mi abbiano aiutata a tornare quella di prima il più in fretta possibile.

Superato in parte il problema d’ansia, la mia psicologa e i miei genitori hanno infine ritenuto utile che io provassi a vedere uno psichiatra per il problema dell’ipocondria, in modo da evitare che peggiorasse al punto di diventare una vera e propria malattia..

Nonostante fossi inizialmente contraria ai farmaci, non per il farmaco in se, ma perchè a causa del mio problema i farmaci non li prendevo volentieri per paura degli effetti collaterali, alla fine ho ceduto.

Per fortuna.

E’ passato un anno.

Riesco a svegliarmi senza controllare come prima cosa in che stato mentale mi sono svegliata.

Riesco a uscire di casa e andare in posti affollati, cinema, supermercato, negozi, biblioteche, senza timore e senza farmi venire una crisi. Respirando normalmente.

Riesco a guardare il telefono, a stare su internet, a guardare Grey’s Anatomy, senza avere una crisi ogni volta che un trigger salta fuori.

Riesco ad andare a mangiare fuori con gli amici senza avere intere ore di mutismo e apatia.

Riesco finalmente a essere serena e avere progetti e aspettative per il futuro.

 

18 Settembre 2018.

 

Tinder: le cose da sapere

Ormai giunti a 2018 inoltrato è il momento di abbattere alcuni stigma ancora esistenti su quella che è forse una delle app che durante le discussioni a tavola è capace di dividerci in due: Tinder.

Dall’alto dei miei 24 anni posso vantare una discreta esperienza in questo campo; single, moderna e senza timore di fare nuovi incontri ho diverse volte deciso di utilizzarla per sentirmi un po’ come Tyra Banks durante ANTM e decidere chi salvare e chi, no.

Vi racconto quindi cosa ho imparato e vi lascio alcune linee guide per chi deciderà di ignorare i commenti bigotti di tanta gente e dare una chance a qualcuno conosciuto in app. Possibilmente non a quello che nella Bio ha inserito solo numeri, circonferenze, diametri e dimensioni richieste, per dire.

Per le rare persone che ancora non sanno come funzioni, Tinder è un app di incontri, si scarica e ci si iscrive tramite Facebook (non pubblicherà nulla sul vostro profilo e quest’ultimo non sarà visibile, lo giuro) o tramite numero di telefono.

Personalmente, se non volete che gli altri siano in grado di vedere anche la minima informazione, come ad esempio gli amici in comune (no perchè ok che gli investigatori della CIA siamo noi donne generalmente, ma li è un attimo trovarvi su FB anche per il meno arguto) io consiglio il numero di telefono, CHE NON SARA’ VISIBILE, NO.

A questo punto non vi resta che scegliere una foto profilo, scrivere una breve bio e selezionare la distanza massima per il vostro possibile Lui/Lei, se siete interessati a uomo, donna o entrambi –  e l’età.

Scorrete tra i diversi profili e decidete chi potrebbe incuriosirvi, swipe verso destra se interessate e se lo sarà anche lui potrete cominciare a chattare.

Come per tanti, tutto è cominciato il giorno in cui un mio caro amico gay, trasferitosi da poco,  mi raccontava della sua ennesima serata milanese wild e del moro di quella settimana. Puntualmente, alla domanda: “e tu che mi racconti?” la mia vita appariva talmente piatta e triste che si è sentito in dovere di aiutarmi.

Strappato il telefono dalla mano, in due secondi stava scorrendo una miriade di volti e bio di dubbio gusto.

-Beh LUI è carino

Andrea! ha una fessura enorme tra i denti, no.

-Lui?

ODDIO NO, non vedi che ha un monociglio che va da tempia a tempia?

-Insomma, ma cosa cerchi??

Guarda, me lo sono sempre chiesta anche io, se lo capisci tu, fammi un fischio.

Eppure non è che io sia la gemella mai ricongiunta di Megan Fox, sia chiaro, ma perchè ho così tante difficoltà l’ho spiegato in un post a parte, cosa che già la dice lunga.

Vi lascio quindi un paio di note da me appuntate durante la mia esperienza.

Sconvolgente, ma vero, gli uomini non sono in grado di capire quale foto li valorizzi al meglio. Anzi, sembra quasi lo facciano apposta a scegliere le foto che solitamente elogiano solo le madri.

Tipi da EVITARE:

  • Quello che ha SOLO foto in cui indossa gli occhiali da sole. Poche sono le possibilità: è cieco, è strabico o non ha gli occhi. A voi la scelta.
  • Foto di schiena con braccia aperte stile Cristo in croce su panorama. Olio su tela. 45×89. Per favore, basta.

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  • Foto di gruppo sfocata con amici. Tutte le foto così. Ora dico, ti conviene essere il tipo carino e il bel sorriso sulla destra e non quello in basso a sinistra a cui mancano gli incisivi. Grazie. (Non è mai il tipo carino con il bel sorriso a destra)
  • Foto con l’ex. Sempre che sia un ex. Qui mi fermo e non aggiungo altro.
  • Foto con il cane. Non fraintendetemi, io ho una vera e propria ossessione e amore per gli animali, ma proprio per questo, se siete come me, appena vedete la foto di un cucciolo PASSATE OLTRE, VIA. Perchè sarà un attimo che penserete “però ha il cane, forse non è serio quando scrive che non crede nell’igiene personale”.
  • Foto con la madre. Devo aggiungere altro? Io non credo.

Mi sento sempre in dovere di difendere questa app poichè ho conosciuto diverse persone che sono ancora nella mia vita e con le quali ho passato dei bellissimi mesi insieme, sono pochi, rari e bisogna cercarli con la lente, ma ci sono anche loro, così come ci siamo noi!

In bocca al lupo.

(No, nemmeno quello che ha solo foto senza maglietta)